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IL PETROLIO DELL'ADRIATICO: DA MARTINSICURO ALLE ISOLE TREMITI
02/02/09
fonte: "primapaginamolise"

Il business della ricerca degli idrocarburi sta oramai minacciando, da presso, persino la costa termolese e vastese nonché i fondali delle isole Tremiti. Ciò avviene dopo che una società irlandese (l'ennesima) ha ottenuto una licenza di coltivazione al largo delle coste poste tra il centro adriatico molisano e quello finitimo abruzzese. L'azienda in questione è la Petroceltic international il cui Direttore esecutivo, John Craven, ha avuto a dichiarare che l'Italia è proprio un buon posto per praticare questo genere di affari, soprattutto (diciamo noi) quando si considerino le condizioni fiscali ed i costi di estrazione praticati dallo Stato.

L'Amministrazione italiana, per dare il via alle trivelle (che minacciano addirittura il cuore delle Diomedee, arcipelago geograficamente pugliese ma sicuramente molisano di adozione), incassa appena cinque euro e sedici centesimi per metro quadrato; perciò, considerati tali risibili importi, la Petroceltic ha pensato bene di IL PETROLIO DELL'ADRIATICO: DA MARTINSICURO ALLE ISOLE TREMITI aggiudicarsi non uno soltanto ma ben nove permessi di esplorazione, relativi all'attingimento vuoi di petrolio che di gas. L'area in questione si trova in acque profonde dai trenta ai centocinquanta metri e risulta essere "infestata" (a dire della Marina militare) non soltanto dai residuati bellici della seconda guerra mondiale quand'anche da quelli più recenti, conseguenza dei bombardamenti inferti al Kosovo. Purtroppo, l'area costiera (che si estende da Martinsicuro alle cinque isole dirimpettaie di Termoli) concreta un parco marino istituito sin dal 1989. Ciò nonostante, le trivellazioni toccheranno da presso questo ed il finitimo Parco nazionale del Gargano, che si diparte ad un soffio da Pianosa. In proposito, non è mancata la solita interrogazione parlamentare (quella del senatore LEGNINI del PD) che ha parlato di permessi che interessano circa 2.500 metri quadrati di mare Adriatico. Ma il ministro VITO (PDL) non si è impressionato ed ha risposto che le concessioni rilasciate sono solo le ultime di una lunga catena, atteso che le attività di ricerca e di estrazione rivestono un'enorme importanza nel quadro del fabbisogno energetico nazionale. Difatti, la società irlandese non è che l'ultima arrivata, dopo che le medesime attività erano state già intraprese dalle italiane AGIP, ENI ed EDISON nonché da altre quattro aziende estere. Nella pratica, in tutto il mare Adriatico sarebbero state rilasciate cinquantasette concessioni di coltivazione che hanno fatto"nascere" circa un migliaio di pozzi, di cui novecentotrentanove mineralizzati a gas e sessantotto mineralizzati ad olio, tutti ubicati su centododici piattaforme fisse. Quelli più vicini al Molise, si chiamano Rospo 1 e Rospo 2 e sono visibili dalla costa. Le trivellazioni preoccupano parecchio pure il COMITATO NATURA VERDE, secondo cui il petrolio estratto sarebbe, tra l'altro, di ben scarsa qualità. Per di più, tenuto conto che il selvaggio mare di d'Annunzio impiega un centinaio d'anni per depurare le acque superficiali, ogni piccolo incidente potrebbe trasformarsi in una autentica catastrofe ambientale. Ma non basta, considerato che - trattandosi di giacimenti sottomarini da trenta miliardi di metri cubi di gas già accertati (e di cento stimati) tra le coste venete e quelle pugliesi - c'è il timore che le estrazioni possano causare l'abbassamento della linea costiera. L'ultimo preoccupato rapporto di LEGA AMBIENTE sulla ricerca petrolifera in Italia certifica che gli operatori del settore scommettono sempre di più sulle potenzialità del petrolio molisano. Anzi, negli ultimi anni, al Ministero per lo sviluppo economico sono lievitate le richieste relative ai permessi di ricerca, alle concessioni di coltivazione ed allo stoccaggio di idrocarburi; cosicché, al 31 dicembre del 2007, per le due province di Campobasso e di Isernia si registravano: * l'avvenuto rilascio di quattro autorizzazioni di coltivazione di idrocarburi (abilitanti ad operare su di una superficie di oltre 336 chilometri quadrati; * la concessione di un permesso di ricerca su ulteriori 163,72 kmq; * sei richieste (non ancora accolte) di concessioni di stoccaggio. Il tutto concerne un'area totale di quasi 506 chilometri quadrati, che rappresenta l'11,4% di quella regionale. Il primato nell'acquisizione dei titoli sopra citati spetta, però, all'Emilia-Romagna che, a fine 2007, aveva presentato ben settanta istanze, seguita dalla Lombardia (49) e dalla Basilicata (42). La differenza è che, mentre nella pianura padana le ricerche sono finalizzate in prevalenza alla individuazione delle "vene" di gas naturale, il Meridione corre soprattutto per l'oro nero. In base alle stime del British petroleum, se le riserve italiane si attestano sui settecentomila barili, corrispondenti allo 0,06% del totale delle riserve mondiali, diventa facile sapere (instaurando una proporzione con i quantitativi molisani) quanto contribuisca la ventesima regione alle ricerche di idrocarburi ed all'economia nazionale. Peraltro, non va scordato che il territorio frentano, trivellato sin dagli Anni Sessanta, ha visto prima emergere i giacimenti di metano di Piane di Larino e poi coltivare alcuni pozzi attivi tra Ururi, Rotello e Montorio nei Frentani. Naturalmente lo Stato somministra ai Comuni interessati delle royaltis che, però, non hanno il pregio di essere cospicue per i rispettivi bilanci; e ciò proprio per la scarsa quantità di quanto viene estratto. Ma occorre pur dire che è sempre meglio trovare poco petrolio che non rinvenirne per niente. A tale proposito, recentemente, il consigliere regionale Michele PANGIA ha chiesto per l'appunto che una parte degli utili derivanti dall'estrazione di petrolio dall'agro rotellese (in contrada Torrente Tona) venga restituita a questa comunità. «È giunta l'ora che la Regione Molise ristori il Comune delle somme incassate per l'estrazione dell'oro nero di Piano Palazzo dall'Eni-Agip» ha detto Pangia, ricordando altresì che l'ente regionale «incassa il 55% delle royalties, mentre il Comune di Rotello introita soltanto il 15% e lo Stato il restante 30%». Dai conteggi effettuati dal consigliere, dal 1997 ad oggi, la Regione avrebbe incassato oltre 3 milioni di euro, utilizzati per il finanziamento del bilancio regionale, mentre - trattandosi di somme percepite per l'estrazione di idrocarburi sul territorio di Rotello - detti importi debbono (secondo Pangia) essere restituiti al Comune per garantire sviluppo ed occupazione a beneficio dell'intera area del cratere sismico. L'intervento in aula del consigliere socialista avvenne in occasione delle assisi dedicate al bilancio, con un forte richiamo in ordine alla necessità di utilizzare i 3 milioni di euro richiesti per il completamento dell'infrastrutturazione della zona industriale di Piano Palazzo dove, dal 1963, risulta attiva la Centrale di Torrente Tona mentre, dal 1999, ne funziona una di produzione di energia elettrica, sempre di proprietà dell'Eni Agip. Ciò al fine di consentire nuovi investimenti produttivi e quindi nuova occupazione per il vantaggio del piccolo comune basso molisano. Secondo Pangia, questi tre milioni potrebbero essere facilmente recuperati diminuendo le spese per il funzionamento della Giunta regionale, delle varie rappresentanze, delle consulenze e degli eccessivi costi inutili, di cui è costellato il bilancio dell'ente.

   
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