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QUANDO LE TREMITI ERANO POVERE E GENEROSE: "COSI E' NATO IL MIO PRIMO ROMANZO"
24/05/12
Fonte: www.primonumero.it
Intervista a Emma Santoro, insegnante di Lettere a Termoli originaria delle Diomedee, che ha realizzato il suo primo libro, nel quale traccia uno spaccato di storia e di vita delle isole nella prima metà del ’900, negli anni del confino politico. «Ho voluto far conoscere ai lettori le Tremiti solidali e goliardiche di quegli anni, periodo in cui c’era più povertà, ma al tempo stesso una maggiore predisposizione nei rapporti con gli altri», spiega l’autrice.

Termoli. Isole Tremiti, prima metà del ‘900, sullo sfondo le vicende storiche del confino politico, le rivolte dei detenuti, i naufragi, gli intrecci sentimentali, gli attacchi dei pescecani. In questo affascinante scenario si muove la trama di “Di mare e di Lentisco”, il primo romanzo di Emma Santoro. Originaria delle Diomedee, la 41enne professoressa di Lettere in un istituto tecnico termolese ha portato a termine la sua opera, autofinanziandone la pubblicazione. «Ho voluto far conoscere ai lettori le Tremiti solidali e goliardiche di quegli anni, periodo in cui c’era più povertà, ma al tempo stesso una maggiore predisposizione nei rapporti con gli altri». L’autrice racconta come è nata l’opera letteraria, che sarà presentata il 26 maggio alle ore 18.30 in galleria civica, su iniziativa della Fidapa, in un incontro che vedrà la partecipazione, insieme a Emma Santoro, della presidentessa dell’associazione Titti Lezzoche, del dirigente scolastico della scuola media “Maria Brigida”, la professoressa Matilde Tartaglia e del presidente del Consiglio comunale Alberto Montano in rappresentanza dell’amministrazione. Il volume è stato stampato per il momento in un’edizione di pregio e limitata, e sarà in vendita nelle librerie di Termoli e della Puglia. L’intenzione dell’autrice è quella di realizzare una collana: il romanzo è infatti il primo della raccolta.

Quando ha avuto l’idea di scrivere il romanzo?
«Io scrivo da sempre, Di mare e di Lentiscosebbene non abbia mai dato nulla alle stampe, l’ho sempre fatto per un piacere personale, fino a quando è intervenuto mio marito, che leggendo alcune mie prose mi ha suggerito la pubblicazione. C’è poi da considerare che manca una letteratura sulle isole, esistono solo guide turistiche. Le memorie storiche del posto, a cominciare da mio nonno, hanno riversato su di mei loro ricordi, la loro esperienza di vita vissuta. Era quindi per me doveroso scrivere delle Tremiti e dei tremitesi».

Perché ha scelto di intitolarlo “Di mare e di lentisco”?
«Il lentisco è una pianta che fa parte della macchia mediterranea tipica del paesaggio delle Diomedee. Nel prologo del romanzo si fa riferimento all’odore della salsedine e del lentisco, nell’epilogo ai sapori».

Qual è la trama?
«Le vicende sono ambientate nella prima metà del Novecento, e il personaggio protagonista si chiama Mosè Costante, soprannominato Santiago, come il più celebre protagonista del romanzo di Hemingway, è un pescatore che insegue con tenacia il sogno di realizzare un ristorante in località Cala delle Arene, dove sorge l’ex presidio della Regia Marina. Lungo il percorso per conseguire questo obiettivo, Mosé avrà a che fare con inflessibili Commissari prefettizi e superficiali e comici Podestà i quali, alternativamente, gli negheranno o gli consentiranno l’apertura dell’attività commerciale.

Attorno al protagonista si muove un nugolo di comprimari: pescatori, segretari comunali, carabinieri, colti e generosi antifascisti e sui generis camicie nere. Sullo sfondo, le Tremiti del Confino Politico: le rivolte dei detenuti, i naufragi, gli intrecci sentimentali, gli attacchi dei pescecani, le burle. E ancora: le cale, gli scogli, le grotte, il Cristo Grande, le Diomedee, i gabbiani, la pesca dei calamari».

I temi principali?
«Ho raccontato il modo di vivere alle Tremiti in quegli anni, ci sono diversi spaccati di storia isolana, che però sono eco della storia nazionale. Tutto ciò prende spunto dalla realtà, anche se i personaggi sono romanzati. Per la figura di Mosé Costante mi sono ispirata a mio nonno paterno, detto il “Pirata”, al secolo Fernando Santoro».

Lei ha dedicato il suo romanzo alle Diomedee, che ha definito “un fidato faro nei fortunali della sua vita”. Che cosa hanno di speciale le isole e i tremitesi?
«Credo che gli isolani siano sempre speciali, sono persone semplici, che quando nutrono fiducia negli altri danno il loro cuore, totalmente ed eternamente. Non hanno sovrastrutture, si sentono forti delle loro radici. Quando ho avuto dei momenti di difficoltà, ho sempre pensato alle Tremiti come un rifugio».
   
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