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"GHEDDAFI, UN AMICO": BUFERA ALLE TREMITI, CADE IL SINDACO
25/02/11
Fonte: Primonumero Termoli

Sette consiglieri comunali delle Isole Tremiti hanno presentato davanti al notaio le dimissioni dal Comune delle Diomedee facendo decadere l’amministrazione. Decisivo l’atteggiamento del primo cittadino Giuseppe Calabrese nei confronti del leader libico, con cui in passato ha avuto stretti legami. «Repressione? Per ora non giudico, la storia farà chiarezza. Ma di certo è meglio il Colonnello rispetto ad Al Qaeda».

Isole Tremiti. Il massacro libico fa cadere la prima testa politica. Non si tratta del Raìs, né di qualche altro capo di Stato. Ma di un suo amico, perché lui stesso non smentisce i buoni rapporti col Colonnello. Giuseppe Calabrese non è più il sindaco delle isole Tremiti. Sette consiglieri comunali, quattro dell’ex maggioranza e tre "GHEDDAFI, UN AMICO": BUFERA ALLE TREMITI, CADE IL SINDACO d’opposizione, hanno presentato le proprie dimissioni firmandole davanti a un altro ex primo cittadino, il notaio termolese Vincenzo Greco. Firme da protocollare ora in Comune alle Tremiti. Ma il destino di Calabrese è segnato e a quanto dichiarano i suoi oppositori una delle cause è proprio lo stretto rapporto col dittatore libico. «Sono il suo ultimo amico» si legge in un’intervista rilasciata due giorni fa al Corriere del Mezzogiorno. «Parole oscene» le definisce Michele De Nittis, uno dei sette dimissionari. Ma Calabrese non arretra di un passo. «Repressione? Non lo so, non giudico. Di sicuro meglio lui di Al Qaeda».

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno. I consiglieri dell’ex maggioranza Michele De Nittis, Giuseppe Greco e Gianni Calabrese e l’assessore Giuseppe Santoro hanno sancito, assieme agli esponenti di minoranza Mario Armando Cafiero, Antonio Federico Greco e Antonio De Nittis la fine del governo guidato da Giuseppe Calabrese nell’arcipelago delle Diomedee. Una decisione ufficializzata dalle dimissioni firmate nello studio di Vincenzo Greco a Termoli. «Le stiamo per protocollare in Comune a Tremiti» conferma il consigliere Michele De Nittis.

A quanto pare i rapporti col sindaco erano tesi da tempo. «Decidevano tutto quanto due o tre persone, il sindaco e alcuni assessori – afferma De Nittis – Noi non venivamo consultati per nulla, volevano solo il nostro voto in consiglio». «Chiacchiere» è la risposta dell’ormai ex sindaco. «Questi signori vanno in Comune solo per interessi personali e io non ne faccio».

Al di là dei possibili retroscena, un punto chiave sembra essere stato "GHEDDAFI, UN AMICO": BUFERA ALLE TREMITI, CADE IL SINDACO l’atteggiamento di Calabrese verso Gheddafi. Il Raìs è infatti legato direttamente alle Diomedee da un rapporto controverso. Il popolo libico venne deportato proprio alle Tremiti in età giolittiana e da sempre Gheddafi ha avuto delle rivendicazioni su questo territorio, tanto da aver fatto girare, in tempi recenti, un film su quelle vicenda proprio fra le isole di San Domino e San Nicola.

Numerose sono state quindi negli anni le visite di Gheddafi alle Diomedee e i rapporti con Calabrese sono sempre stati improntati all’amicizia e alla collaborazione. A differenza di tanti altri politici però, allo scoppiare della rivolta del popolo libico repressa con la violenza delle bombe dal Colonnello, Calabrese non ha smentito l’esistenza di quei legami, né ha preso le distanze dal dittatore.

In un’intervista pubblicata ieri 24 febbraio sul Corriere del Mezzogiorno, l’ex primo cittadino si definisce «l’ultimo amico di Gheddafi». Parole che hanno indignato gli oppositori. «Forse non si è reso conto di ciò che stava dicendo. Sono frasi oscene. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso» sentenzia De Nittis, che aggiunge: «I rapporti con Gheddafi hanno sempre diviso il consiglio. Io non li ho mai visti di buon occhio».

Ma ancora una volta Calabrese non si nasconde dietro a un dito lasciandosi andare a dichiarazioni choc. «Vedo la Tunisia che si è liberata di Ben Alì e i tunisini che scappano da noi. In Egitto non hanno più Mubarak e potrebbero fare lo stesso. Mi chiedo: se sono liberi, perché scappano? Non ci rendiamo conto di cosa rischiamo. Con tutto il rispetto per i morti, io sono contro la violenza, ma serve una riflessione». Calabrese non nega i buoni rapporti col Colonnello. «Fino a ieri – dice – tutti facevano la gara per essergli amici. Repressione? Io vedo che quelli che scendono in piazza non sono semplici manifestanti, ma sparano. Il Palazzo del governo è stato incendiato. Non mi trovo sul posto e non so bene come stanno le cose ma solo la storia ci dirà se Gheddafi avrà avuto delle colpe. Per il momento non lo condanno né lo assolvo. Penso che dietro ci sia un discorso fondamentalista. Una cosa è certa e non la penso solo io: meglio Gheddafi di Al Qaeda».
   
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