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ASSENZA PIANO PARCO, ACCOLTO RICORSO ORTO DEL PARADISO PER ALBERGHI A SAN DOMINO
29/03/11
Fonte: www.statoquotidiano.it

Bari – Autorizzazione con “forti riduzioni” negli insediamenti edili relativamente al “Piano di lottizzazione del Comparto relativo alla zona alberghiera sull‘isola di San Domino” nel Comune delle Isole Tremiti: accolto il ricorso del Consorzio Orto del ASSENZA PIANO PARCO, ACCOLTO RICORSO ORTO DEL PARADISO PER ALBERGHI A SAN DOMINOParadiso, in persona del Presidente pro tempore e rappresentato e difeso dall’avv. Ida Maria Dentamaro, contro l’Ente Parco Nazionale del Gargano e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bari.

AD OPPONENDUM INTERVENTO DEL WWF – Intervento ad opponendum dell’Associazione Italiana per il World Wide Fund For Nature (WWF) ONG Onlus, rappresentata e difesa dall’avv. Angelo P. Masucci e ad adiuvandum del Comune di Isole Tremiti ( Wwf ricorre al Tar).


LE MOTIVAZIONI DEL WWF: “L’ENTE PARCO NON HA PRESENTATO ALCUNA MEMORIA DIFENSIVA PUR COSTITUENDOSI IN GIUDIZIO” – “Il Consorzio proponente la lottizzazione, non contento delle volumetrie comunque approvate dall’Ente parco, ha chiesto l’annullamento del provvedimento con l’appoggio del comune delle Isole Tremiti che“evidentemente non perde occasione per svendere al cemento il proprio territorio”, disse Matteo Orsino (nella foto), Consigliere Regionale WWF Italia sezione Puglia. Tra le motivazioni addotte vi è la mancanza del Piano del Parco che, a detta dei ricorrenti, obbligherebbe l’Ente parco a valutare le proposte di trasformazione del territorio sulla base di altri strumenti di pianificazione esistenti (piani regolatori comunali, piano paesaggistico, ecc.), “impedendo di fatto una valutazione autonoma basata sulle esigenze di conservazione della natura”. “Se malauguratamente passasse questa tesi – disse Matteo Orsino – si aprirebbe la strada al saccheggio del Gargano e degli altri parchi italiani che, a causa delle colpevoli omissioni dei loro presidenti, sono ancora sprovvisti del Piano”. Sarebbero stati “centinaia i cittadini e frequentatori delle Isole Tremiti” che, “evidentemente non condividendo la politica di sfruttamento dell’amministrazione comunale”, sottoscrissero una petizione per la salvaguarda delle loro preziose risorse ambientali, chiedendo di porre un limite alle nuove costruzioni che non intacchi i valori naturalistici, scenici, storici e paesaggistici delle Diomedee. La petizione è stata promossa da un consigliere comunale tremitese in polemica con la giunta municipale, la stessa che qualche mese fa aveva anche “impugnato senza successo il parere del Parco sulla variante al Piano regolatore delle Tremiti” che “caso forse unico in Italia aveva eliminato le zone agricole dal territorio comunale”.

CHIESTA L’ANNULLAMENTO DELL’AUTORIZZAZIONE DEL PARCO NELLA PARTE IN CUI ESCLUDEVA I COMPARTI 2,3,4,5,6,7,9 - Nel ricorso il Consorzio Orto del Paradiso chiedeva l’annullamento - previa adozione di idonea misura cautelare – della autorizzazione n. 63/U.T./2009, a firma del responsabile del II Settore – Servizio tecnico Ambientale e del Direttore f.f. del Parco Nazionale del Gargano, avente ad oggetto “Piano di lottizzazione del Comparto relativo alla zona alberghiera sull‘isola di San Domino nel Comune di Isole Tremiti, denominata “Orto del Paradiso” Ditta: “Consorzio Orto del Paradiso “», comunicata il 21.10.2009, a firma del Commissario Straordinario del Parco Nazionale del Gargano, nella parte in cui “esclude i comparti nn. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9”. Inoltre anche del D.P.R. 5.6.1995, istitutivo dell’Ente Parco Nazionale del Gargano, “in quanto lesivo e segnatamente dell’art. 1 comma 6 e dell’allegato A, art. 5, comma 2 e art. 8, comma 2” (..), della delibera del Consiglio Direttivo n. 2 del 24.1.1998 e s.m.i., di istituzione del Comitato Tecnico dell’Ente, citata nel provvedimento impugnato, e non altrimenti conosciuta e di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ancorché non conosciuto dal ricorrente ed in particolare, ove occorra, del verbale n. 152, datato 2.09.2009, e del parere n. 72, datato 14.11.2008, entrambi del Comitato Tecnico del Parco Nazionale del Gargano, in parte qua.

In giudizio si erano costituiti l’Ente Parco Nazionale del Gargano e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nonchè il Comune di Isole Tremiti, con relatore nell’udienza pubblica del giorno 24 febbraio 2011 il dott. Paolo Amovilli. Nessun intervento da parte della Regione Puglia.

IL RICORSO – IN PRECEDENZA IL CONSORZIO AVEVA RICEVUTO POSITIVI RISCONTRI SULLA CONFORMITA’ URBANISTICA, SISMICA, PAESAGGISTICA E VIA- ULTIMO ATTO: L’AUTORIZZAZIONE DEL PARCO – In base al ricorso, con deliberazione C.C. n.20 del 23 luglio 2004, il Comune delle Isole Tremiti adottava il Piano di lottizzazione del comparto relativo alla zona alberghiera sull’isola di San Domino denominato “Orto del Paradiso”, insistente su area tipizzata D/3, ricompresa nel territorio del Parco Nazionale del Gargano ed all’interno della perimetrazione degli ambiti territoriali estesi di tipo D del PUTT. All’esito di un “complesso iter procedimentale preordinato alla verifica della rispondenza del suddetto progetto lottizzativo ai diversi interessi pubblici coinvolti da parte delle Autorità preposte”, il Consorzio Orto del Paradiso – previa adozione di alcune varianti progettuali – otteneva i positivi riscontri sulla conformità urbanistica da parte del Comune, sismica ex art 89 d.p.r. 380/2001 (da parte dell’Ufficio provinciale Assessorato regionale opere pubbliche) paesaggistica di conformità all’art 5.3 NTA del PUTT (delib. G.R. 471 del 31 marzo 2009) ed infine in ordine alla VIA (del. dirigenziale Ufficio Ambiente Provincia di Foggia del 20 giugno 2008). Preso atto degli atti di assenso, il Consorzio chiedeva il 27 luglio 2009 il nulla osta ex art 13 l.394/91 all’ente Parco, ultimo adempimento richiesto per l’approvazione del Piano di lottizzazione.

ESCLUSI I COMPARTI 2,3,4,5,6,7,9 – Con l’impugnata nota del 21 ottobre 2009 a firma del Commissario straordinario, l’Ente Parco trasmetteva l’autorizzazione n. 63/U.T./2009, a firma del responsabile del II Settore – Servizio tecnico Ambientale e del Direttore f.f. del Parco con cui veniva espresso parere favorevole al Piano di lottizzazione con l’esclusione dei comparti nn. 2, 3, 4, 5, 6, 7, 9 richiamandosi in motivazione al parere espresso dal Comitato Tecnico dell’Ente Parco (verbale n.152 del 2 settembre 2009) nonché al precedente parere n.72 del 14 novembre 2008. Con ricorso notificato il 23 dicembre 2009, ritualmente depositato, il Consorzio ricorrente Orto del Paradiso, come sopra rappresentato e difeso, impugna – previa sospensiva – i provvedimenti in epigrafe indicati, chiedendone l’annullamento. Le censure tra l’altro sollevate dal Consorzio: violazione art 6 e 26 Statuto Parco Nazionale del Gargano, art 13 comma terzo l.394/91; illegittimità della deliberazione istitutiva del Comitato Tecnico; illegittimità derivata (incompetenza) dei pareri del Comitato e dell’autorizzazione; eccesso di potere per difetto di istruttoria, erronea presupposizione, perplessità, contraddittorietà esterna ed interna; violazione e falsa applicazione art 3 l.241/90, principi di ragionevolezza, congruità, proporzionalità, art 97 Cost; illegittimità diretta e derivata; violazione e falsa applicazione del combinato disposto art. 13 e 12 c. settimo l.394/1991 nonché art 32 Statuto; violazione della legislazione statale e regionale in tema di procedimento lottizzativo; violazione principio di gerarchia delle fonti.

“IN CARENZA DI APPROVAZIONE DEL PIANO PARCO IL POTERE DI NULLA OSTA DEVE ESSERE ESERCITATO DAGLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE ESISTENTI (PRG E PUTT) – CONTRO L’IMPUGNATO ATTO “UN MERO RINVIO A CATENA A GIUDIZI TECNICI” - Evidenzia il Consorzio nel ricorso come, tra l’altro, in carenza di approvazione del Piano per il Parco (come nella fattispecie per cui è causa) “il potere di nulla osta di cui all’art 13 l 394/91 deve essere esercitato nel vincolo dato dagli strumenti di pianificazione esistenti (PRG e PUTT), a pena di ammettere un abnorme e immotivato potere di veto”; deduceva inoltre il Consorzio “la formazione” di uno “speciale silenzio-assenso ivi previsto”, ma anche “l’inidoneità del supporto motivazionale dell’impugnato nulla osta con prescrizioni”, consistente in un “mero rinvio a catena a giudizi tecnici espressi dal Comitato Tecnico”, con “contraddittorio e perplesso richiamo per giunta a pareri regionali poi del tutto superati, in grave danno alla realizzazione del progetto de quo, già munito di tutte le autorizzazioni prescritte anche sotto il profilo ambientale”.

Intervenivano ad adiuvandum il Comune di Isole Tremiti e ad opponendum il WWF.

Si costituivano in giudizio il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare unitamente all’ente Parco Nazionale del Gargano “mediante articolata memoria”, sollevando in rito diverse eccezioni di inammissibilità (per difetto di interesse stante la natura positiva di autorizzazione del provvedimento impugnato, non impugnabilità dei d.p.r. istitutivi del Parco Nazionale del Gargano) nonché di irricevibilità dei motivi aggiunti. Nel merito, sosteneva l’applicazione dell’art 13 l.394/91 anche in carenza del Piano per il Parco, e comunque l’assenza di sintomi di eccesso di potere sindacabili in sede di giurisdizione generale di legittimità, avendo l’ente Parco fatto applicazione delle misure di salvaguardia di cui all’art. 6 l. 394/1991 stabilite nell’allegato A del d.p.r. 5 giugno 1995.

Alla camera di consiglio del 11 marzo 2010 con ordinanza n.185/2010 il Tar per la Puglia di Bari, sezione terza, accoglieva la domanda incidentale di sospensione, apprezzando pur nella sommarietà che contraddistingue la fase cautelare, la fondatezza delle censure di eccesso di potere per “contraddittorietà, perplessità e difetto di istruttoria”, nonchè di violazione di legge (art 13 l.394/91,art 10-bis l.241/90 e s.m.), “previa qualificazione dell’autorizzazione con prescrizioni impugnata in senso sostanzialmente seppur parzialmente negativo”, a causa della “forte riduzione degli insediamenti previsti dal Piano di lottizzazione”. All’udienza pubblica del 24 febbraio 2011 la causa veniva trattenuta per la decisione.

LE ECCEZIONI PRELIMINARI SOLLEVATE DALL’AVVOCATURA DI STATO – Preliminarmente, il Tar affronta le diverse eccezioni in rito sollevate dall’Avvocatura di Stato, evidenziandosi in limine l’irricevibilità della memoria depositata dalla stessa Avvocatura il 19 febbraio 2011, in violazione del termine codificato dall’art. 73 c.p.a. Eccepisce l’Avvocatura che il nulla osta impugnato “non avrebbe carattere negativo in guisa da bloccare il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione richiesta”, e conseguente “non autonoma impugnabilità per carenza di interesse, avendo sostanzialmente autorizzato, pur con prescrizioni, il piano di lottizzazione presentato dall’odierno ricorrente”. Ma per il Tar “l’eccezione è priva di pregio”.


“L’AUTORIZZAZIONE/NULLA OSTA DEL PARCO COMPRIME INEQUIVOCABILMENTE LA CAPACITA’ EDIFICATORIA DEL CONSORZIO” - Posto che il G.A. ha il compito di qualificare la reale natura del potere esercitato di cui si contesta la legittimità secondo gli effetti giuridici prodotti (…) per constatarne la lesività della posizione sostanziale di cui si chiede tutela, l’autorizzazione/nulla osta dirigenziale qui gravata “comprime inequivocabilmente la capacità edificatoria che il Consorzio ricorrente può realizzare secondo la pianificazione urbanistica e paesaggistica vigente, rappresentata dal PRG del Comune di Isole Tremiti e dal PUTT“, “con conseguente piena capacità lesiva ai fini della sussistenza della concretezza e attualità dell’interesse al ricorso giurisdizionale”. Da qui, secondo il Tar, “l’interesse all’impugnazione nei confronti di atto di rilascio di autorizzazione/nulla osta contenente prescrizioni comunque limitative dell’interesse pretensivo oggetto dell’istanza”

LEGITTIMO IL RICORSO CONTRO L’ISTITUZIONE ENTE PARCO – Infondata per il Tar anche l’eccezione di non impugnabilità dei d.p.r. 5 giugno 1995 e 18 maggio 2001 concernenti l’istituzione dell’ente Parco Nazionale del Gargano, che la difesa delle Amministrazioni resistenti qualifica come “atti normativi di rango primario, senza invero fornire utile supporto argomentativo al riguardo”. “Tali d.p.r. si collocano nella gerarchia delle fonti come normativa di rango secondario che trova il proprio fondamento nella stessa legge quadro 394/91, quali atti formalmente amministrativi ma sostanzialmente normativi; ne consegue oltre alla possibilità per i soggetti aventi legittimazione ed interesse di chiederne l’annullamento al GA, la stessa possibilità per il giudice anche d’ufficio di disapplicazione, secondo il principio di legalità e di iuria novit curia, in ipotesi di lesione anche di posizioni di interesse legittimo (ex multis Consiglio di Stato sez V, 20 maggio 2003, n.2750, C.G.A.S. 9 luglio 2007, n.561, T.A.R. Sicilia Palermo sez II, 30 settembre 2010, n.11232). (..) Dunque, “il ricorso è fondato e merita accoglimento”.

NECESSITA’ APPROVAZIONE PIANO PARCO, I DUE DIVERSI ORIENTAMENTI DELLA GIURISPRUDENZA SUL REGIME AUTORIZZATORIO A REGIME NELLE AREE PROTETTE – Secondo una prima tesi, formatasi in seno alla giurisprudenza amministrativa di prime cure, il regime autorizzatorio “a regime” degli interventi nelle aree protette di cui all’art 13 presuppone l’approvazione del Piano per il Parco, applicandosi altrimenti le sole misure di salvaguardia previste dall’art 6 e i divieti di cui all’art 11 l.394/1991 (T.A.R. Abruzzo 7 marzo 2008 n.130, T.A.R. Toscana sez I 19 febbraio 2002 n.288). Altra tesi, “di segno decisamente prevalente”, affermata sia dal Consiglio di Stato (sez VI 20 gennaio 2009, n.265, id. sez VI, 19 luglio 2006, n.4594) che dalla Cassazione penale (sez III 5 aprile 2007, n.14183, sez III 13 dicembre 2006, n.14183, sez III 14 gennaio 2004, n.5863) opina in senso diametralmente opposto, ritenendo che il nulla osta da parte dell’ente Parco debba in tal caso far riferimento agli atti istitutivi dell’ente stesso, alle deliberazioni emanate dagli organi di gestione, ai piani paesistici territoriali ed urbanistici nonché alle misure di salvaguardia (ex multis Cassazione penale sez III 13 dicembre 2006 n.14183).

Il Tar, nella sentenza, segue l’altra tesi, per la quale dunque il nulla osta/l’autorizzazione dell’Ente Parco doveva far riferimento agli atti istitutivi dell’ente stesso. Dunque compreso il Piano Parco.

Il Collegio segue infatti “tale seconda opzione ermeneutica, maggiormente inerente alla ratio di tutela delle aree protette che ispira la legge quadro 394/91”, pur riferendosi invero il comma primo, letteralmente, alla sola “verifica di conformità tra le disposizioni del Piano e del regolamento e l’intervento” lasciandone chiaramente supporre un rapporto di pregiudizialità, il che comporterebbe in limine l’accoglimento del ricorso per carenza del potere esercitato dall’ente Parco.

“(…) la carenza dello strumento del Piano incida in modo significativo sull’ampiezza del potere esercitato e sulle possibilità di diniego (id est di prescrizioni fortemente limitative), specie se a monte dell’intervento richiesto vi sia una positiva valutazione già espressa non soltanto in termini urbanistici bensì paesaggistico-ambientale – pur essendo l’interesse sotteso alla base dello speciale nulla osta in capo all’ente Parco non coincidente con i valori tutelati dal PUTT – con conseguente rafforzamento dell’onere motivazionale richiesto in ipotesi di diniego”.

IN MANCANZA DI PROPRIA PIANIFICAZIONE AMBIENTALE, L’ENTE PARCO DEVE TENER CONTO DELLA COMPATIBILITA’ DEL PIANO DI LOTTIZZAZIONE CON LA PIANIFICAZIONE ESISTENTE – In particolare, “il riferimento alle misure di salvaguardia quale ragione ostativa al nulla osta deve essere puntualmente esplicitato con riferimento ai profili di insanabile contrasto tra il progetto e le prescrizioni limitative, non essendo sufficiente né la descrizione delle caratteristiche di pregio dell’area sita all’interno del territorio del Parco, né tantomeno un generico richiamo all’art 8 Allegato A “Misure di Salvaguardia del Parco Nazionale del Gargano “ del d.p.r. 5 giugno 1995, a fronte di un progetto, lo si ripete, che ha già positivamente conseguito il giudizio di rispondenza a tutti gli interessi attinenti al governo del territorio”.

L’Ente Parco, in mancanza della propria pianificazione ambientale, deve debitamente tener conto – per il Tar – della compatibilità del Piano di lottizzazione con la pianificazione comunque esistente, sia essa urbanistica (che può comunque avere valenza anche ambientale) sia, soprattutto, paesaggistica.

Diversamente, secondo la difesa del ricorrente, “lo speciale titolo autorizzatorio ambientale di cui all’art 13 si trasformerebbe nelle more di approvazione del Piano per il Parco in una sorta di indefinito quanto abnorme potere di veto, di dubbia compatibilità con gli stessi principi costituzionali di legalità, legittimo affidamento e di tutela del diritto di proprietà (art 42 Cost.) anche in considerazione dell’assenza di limiti temporali di efficacia”.

Infatti, alle misure di salvaguardia stabilite direttamente dalla legislazione quadro sulle aree protette (art 6 l.394/91) non è possibile applicare la disciplina sulla salvaguardia propria dell’adozione di strumenti urbanistici, oggi prevista dall’art 12 d.p.r.380/2001, trattandosi di specifiche misure legali conservative dei siti, non soggette ad alcun termine di decadenza (T.A.R. Lazio Roma sez II 10 maggio 2010, n.10577, T.A.R. Liguria Genova 10 luglio 2008, n.1453) datane la natura conformativa e la finalità di tutela ambientale fino all’approvazione del Piano e del regolamento del Parco (…). Ciò premesso, il Tar ha ritenute fondate le dedotte censure di eccesso di potere per contraddittorietà, perplessità e difetto di istruttoria e motivazione, nonchè di violazione di legge (art 13 l.394/91).

RINVIO A SUCCESSIVI PARERI, IL TAR: “PERPLESSITA’ E CONTRADDITTORIERA’ DELL’AZIONE AMMINISTRATIVA” – L’autorizzazione con prescrizioni impugnata opera un rinvio recettizio ai pareri espressi dal Comitato Tecnico n.72/2008 e n.152/2009; quest’ultimo parere opera a sua volta richiamo alle prescrizioni contenute nel parere regionale n.5939/2005 escludente la realizzazione di sette comparti del progetto, poi completamente superato dal successivo parere regionale n.3959/2006 che prescrive invece vincoli sulle sole aree all’estremo ovest della lottizzazione (per mq.15.838) per finalità di compensazione, in luogo dei precedenti vincoli sui lotti realizzabili. Secondo il Tar, “il contestuale richiamo a due pareri della stessa autorità tra loro contrastanti e di cui il secondo (3959/2006) ne comporta il logico superamento, non può che denotare la complessiva perplessità e contraddittorietà che ha inficiato l’azione amministrativa”. La motivazione per relationem, per quanto pacificamente ammessa dalla giurisprudenza e dallo stesso comma terzo della legge 241/90 e s.m., in caso di richiamo a pareri di per sé contrastanti, “deve ovviamente farsi carico di ripercorrere l’iter logico seguito e di indicare quale opzione ha inteso esercitare l’Amministrazione, pena la violazione dello stesso art 3 l.241/90, specie a fronte del rilascio di un titolo quale quello ex art 13 l.394/91 contraddistinto da valutazioni di tipo discrezionale tecnico” (T.A.R. Lombardia Brescia 2006 n.1356, T.A.R. Basilicata 13 maggio 1998 n.144).

“NON INDICATE QUALI SIANO LE PRESCRIZIONI DELLE MISURE DI SALVAGUARDIA OSTATIVE ALL’ACCOGLIMENTO DELL’ISTANZA DI LOTTIZZAZIONE” – Sotto altro profilo, la motivazione per relationem dell’autorizzazione con prescrizioni impugnata non indica – per il Tar – quali siano le prescrizioni delle misure di salvaguardia ostative all’accoglimento dell’istanza di lottizzazione, “limitandosi invero alla descrizione delle caratteristiche di pregio dell’area interessata”, al riferimento al “progressivo peggioramento delle peculiarità ambientali delle isole Tremiti” e ad un generico richiamo all’art 8 all. A d.p.r. 5 giugno 1995, con conseguente fondatezza delle censure di eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria e di violazione degli art 3 l.241/90 e 13 l.394/91, “dovendo l’obbligo motivazionale essere sicuramente più pregnante in carenza del Piano per il Parco”.

Sul piano più strettamente procedimentale, ritiene il Collegio fondate sia le doglianze di violazione dell’art 10-bis l.241/90 che dell’art 13 l. 394/91 anche nella parte in cui prevede la formazione del silenzio-assenso. Tra l’altro, il Tar ha ritenuto fondata anche la censura di violazione dell’art 13 l.341/91 nella parte in cui l’Ente Parco resistente ha rilasciato le suddette prescrizioni “parzialmente limitative” dell’interesse azionato dal Consorzio Orto del Paradiso “senza prima annullare in autotutela il silenzio assenso perfezionatosi sull’istanza del 10 agosto 2009”.

(…) Va pertanto ribadita, anche dopo l’entrata in vigore delle modifiche all’art 20 l.241/90 ad opera della l. 15/2005, la piena vigenza del silenzio assenso in materia ambientale codificato dall’art.13 l. n.394/91 sul nulla osta dell’Ente Parco (Consiglio di Stato, sez.VI, 29 dicembre 2008, sent. n. 6591) destinato ad inserirsi in un procedimento in cui ulteriori specifici interessi ambientali (paesaggistici, idrogeologici) vengono valutati in modo espresso, essendo comunque il legislatore statale libero di qualificare in termini di silenzio-assenso il decorso del tempo entro cui l’amministrazione competente deve concludere il procedimento, esclusi i procedimenti c.d. complessi caratterizzati da “elevato tasso di discrezionalità” (Corte Costituzionale sent n.404/1997 e n.26/1996).

Ciò premesso, per il Tar “lo speciale silenzio assenso di cui al paradigma normativo di riferimento si sia senz’altro formato prima della emanazione del nulla osta con prescrizioni impugnato, non emergendo dagli atti la carenza dei presupposti e requisiti di operatività (quali la carenza o l’infedeltà della documentazione allegata) con conseguente disapplicazione della norma regolamentare di cui al d.p.r. 5 giugno 1995 nella parte in cui contempla un diverso e più ampio termine di novanta giorni per la formazione del silenzio con valore legale tipico di assenso”. Di conseguenza, essendosi formato ex art 13 l.394/91 il silenzio assenso nel sessantesimo giorno dalla presentazione dell’istanza, “l’operato dell’Amministrazione resistente è palesemente illegittimo”, giacché per giurisprudenza pacifica avrebbe potuto intervenire unicamente nell’esercizio del potere di annullamento attribuitole dall’art 21-nonies della l.241/90, al ricorrere dei presupposti ivi stabiliti ((ex multis Consiglio di Stato, sez.VI, 29 dicembre 2008, sent. n. 6591, id. 27 giugno 2006, n.4114

   
 
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