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Le prime colonie
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  Verso nuovi orizzonti. L'amministrazione Avola (1948-1956)
   
 

Con l'Amministrazione Avola, succeduta al Commissariamento Papagno nel Giugno 1948 dopo l'elezione dell'Amministrazione Ordinaria, la Prefettura di Foggia prese atto che il piano di appoderamento voluto dalla Legge n°919 del 27 giugno 1933 era da ritenersi definitivamente fallito e, con Decreto n°17639 del 9 aprile 1954, nominò il Ragioniere di Prefettura Francesco Paolo Mastromatteo Commissario Prefettizio per la sistemazione dei beni patrimoniali del Comune delle Isole Tremiti, in sostituzione dell'Amministrazione Comunale Ordinaria chiamata a collaborare.

Con atto deliberativo n°16 del 9 Agosto 1954, approvato dalla G.P.A. in seduta del 7 Gennaio 1955, fu adottato il "NUOVO REGOLAMENTO PER LA UTILIZZAZIONE DEI TERRENI COMUNALI E PER L'ASSEGNAZIONE DELLE CASE COLONICHE IN S.DOMINO".

Il Commissario Mastromatteo, in questo nuovo regolamento, ci tenne a non distruggere la norma dell'appoderamento in quanto si trattava di mantenere per rato e fermo il principio sancito dalla legge n°919 del 1933, principio disatteso dai beneficiari che rifiutarono l'assegnazione dando cosi adito al fallimento del piano. Quello che in buona sostanza contava era di convalidareil possesso delle case coloniche a chi le aveva occupate, regolarizzare il possesso degli orti annessi alle case stesse ed affittare tutti i rimanenti terreni (che è la gran parte di cui l'isola dispone) a quegli agricoltori che si fossero dichiarati disposti ad assumersi la conduzione a lunga scadenza con l'obbligo della trasformazione agraria.

Il nuovo regolamento prevedeva, inoltre, la possibilità di acquisto del fondo da parte degli affittuari che, dopo dieci anni di affitto, ne avessero espressa la volontà e avessero ottemperato a tutti gli obblighi contrattuali.

Gia dai primissimi tempi del ripopolamento delle Tremiti, che come sappiamo risale al lontanissimo 1843-44, lo Stato voleva la colonizzazione delle terre e lasciava libertà di occuparne quanta se ne volesse, ed a scelta, a San Domino, S.Nicola o Capraia e forse addirittura a titolo gratuito o quasi. Ma la maggior parte della popolazione, ad eccezione delle 4 o 5 famiglie che vi aderirono, non volle coltivare i terreni, dando adito ad aspre e pesanti critiche da parte degli ispettori che avevano, all'epoca, visitato le Tremiti per studiare le migliori possibilità di assicurare a quegli abitanti migliori condizioni di vita e di benessere. Tutti occuparono gli alloggi e si dilaniarono per contendersi il maggior numero di case ma nessuno dimostrò di avere interesse alla coltivazione dei campi.

A distanza dunque di un secolo o giù di li e dopo aver tanto brigato e reclamato per avere i terreni, ora che tali terreni venivano loro offerti, nessuno li voleva.

Ed a rimetterci, come allora, sono sempre quelli che nel lavoro dei campi trovano l'unica ragione di vita e ci rimette, soprattutto, il paese che, a furia di segnare il passo dietro problemi insoluti e sempre sospesi, rimane impantanato nel deleterio immobilismo voluto e bene accetto in quella classe di parassiti che prediligono, inconsciamente forse, l'aiuto caritativo dello Stato.

Dopo la guerra, infatti, la popolazione Tremitese passò da una economia a basso reddito, per aver vissuto ai margini della colonia dei confinati che, bene o male, aveva pur sempre assicurato i mezzi di vita con piccole attività commerciali, ad uno stato di assoluta povertà.

I prodotti della pesca non trovarono possibilità di commercializzazione ed il Comune, anch'esso piombato in assoluta povertà per aver perduto l'unico cespite di entrata, e quello del dazio dei consumi, fu impossibilitato a prestare ai suoi abitanti alcun aiuto, ad eccezione dei modesti sussidi caritativi che l'Ente comunale di Assistenza potè elargire.

il periodo che va dal 1945 al 1950 può senz'altoro considerarsi il più difficile che le Tremiti abbiano vissuto, tanto che la sua popolazione, a differenza di tutte le altre isole minori italiane che si erano subito disfatte dell'istituto del Confino di Polizia, auspicò il ritorno dei confinati.

I primi turisti e la creazione della Proloco

Da parte dei dirigenti della Pubblica Amministrazione qualche tentativo fu fatto a favore del ritorno dei confinati ma, in seno all'Amministrazione Comunale e nella parte di maggior credito dei maggiorenti delle Isole, si affermò il criterio di promuovere iniziative turistiche ritenute senza ombra di dubbio più onorevoli e più confacenti alle doti naturali che questi luoghi posseggono. Fu costituita l'Associazione Turistica "PRO ISOLE TREMITI" e furono incrementate tutte quelle iniziative che potessero favorire la conoscenza delle Isole.

I Tremitesi mancavano a quei tempi di tutto. Il Touring Club interessò il suo Console Primi turistidi S.Menaio, Comm. Francesco Delli Muti, il quale passò subito a me la palla di organizzare una gita di soci.

Mi buttai a capofitto nella difficile iniziativa. L'unica possibilità era data dai pescatori del villaggio colonico di S.Domino i quali però non avevano l'attrezzatura necessaria ad ospitare turisti anche se questi erano disposti ad accontentarsi del minimo indispensabile.

Io e Raffaele D'Aloia, rispettivamente nelle nostre qualità di Direttore e Presidente della Pro Loco, facemmo una visita di sopralluogo a S.Domino ed avemmo una impressione a dir poco scoraggiante. Quei poveretti, per la maggior parte, non avevano nemmeno una sedia in casa. Era necessario provvedere ad aggiornare la situazione con qualsiasi mezzo e trovammo tutti disposti a seguire i nostri suggerimenti. In alcuni casi facemmo anche da avallo ai loro impegni di spesa.

Alla fine di Agosto del 1955 tutte le casette dei pescatori di San Domino erano munite delle più comuni attrezzature atte a poter ospitare, alla meno peggio, i 50 escursionisti che il T.C.I. ci aveva prenotati. La preparazione costò sei mesi di lavoro e, alla fine, si concluse con ottimi risultati.

Ricordo che all'arrivo del piroscafo £Pellestrina", dal quale sbarcarono a San Domino i 50 medici soci del T.C.I., io non potei neppure essere colà ad accoglierli perchè il mare in tempesta non mi permise di essere traghettato. Ero veramente in seria apprensione e mi immaginavo la riuscita pessima della gita.

All'indomani, quando le migliorate condizioni del tempo me lo permisero, mi recai a San Domino nella certezza matematica di trovarmi di fronte ad un disastro, ma mi accorsi subito di essere in errore. Appena sbarcato sul molo di S.Domino mi venne incontro un signore, al momento a me sconosciuto, che sorridendo mi tese la mano e, pronunciando il suo nome, mi rassicurò che tutto era andato bene. Era costui il Dott. Fusco, dirigente del T.C.I., che aveva avuto con me i contatti per la organizzazione della gita. Mi vennero a salutare anche diversi signori del gruppo, uno dei quali aveva il viso risoperto di escoriazioni. Era un chirurgo, mi spiego il dott. Fusco. Era caduto la sera avanti, dopo cena, perchè talmente felice della gita, si era letteralmente ubriacato.

L'indomani dovemmo, io e il Dott. Fusco, prepararci a come organizzare il viaggio di ritorno in continente, giacchè sapevamo già in anticipo che il "Pellestrina", causa le condizioni di mare mosso, non sarebbe venuto.

Al terzo giorno, fine della gita, noleggiai l'unica motobarca allora esistente nelle isole, il "Bombardone" di proprietà di Eugenio Greco, e feci partire la comitiva alla volta di Termoli. tutto andò per il meglio ma io temevo sempre che, una volta a Milano, gli escursionisti mi avrebbero attaccato sui giornali. Passarono pochi giorni e mi arrivò da Milano una lettera del Presidente del T.C.I., Ing. Cesare Chiodi. Era un vero e proprio encomio solenne. Mi arrivarono dei libri in dono e la nomina a Console del T.C.I. per le Isole Tremiti.

Motonave PolaNaturalmente il T.C.I. mise subito in moto la sua potente macchina propagandistica e le Isole Tremiti cominciarono ad essere conosciute in tutti i maggiori ambienti turistici nazionali. Lo stesso Touring, da me interessato, fece sapere che sarebbe stato disposto a studiare la possibilità di istituire alle Tremiti una tendopoli. La questione rimase in incubazione alcuni mesi e, quando meno me lo aspettavo, mi giunse la gradita notizia che il Consiglio di Amministrazione del detto Sodalizio aveva approvata la proposta di istituire a Tremiti un suo campeggio per soli soci.

Feci subito i necessari approcci presso il Comune perchè la richiesta del suolo fosse approvata al più presto. Intanto, altre iniziative cominciarono a prendere piede. Il Circolo della Vela di Trieste, dopo i necessari contatti con la Pro Loco, decise di fare un primo esperimento di soggiorno per la futura stagione estiva. Difatii, nel Luglio del 1956 venne un motoveliero attrezzato con posti letto, ristorante e quant'altro necessario al soggiorno turistico, per cui un primo nucleo di 20 soci vennero e trovarono un eccellente soggiorno con gite escursionistiche e battute di pesca a traino con appositi battellini a motore.

Altri turisti, amanti della pesca subacquea, vennero da Genova accompagnati dal Prof. Ferraro, medaglia d'oro al Valor Militare nell'ultima Guerra Mondiale del 1940-43 quale ufficiale di Marina addetto alle epiche missioni dei mezzi d'assalto. Egli era divenuto istruttore per sub ed organizzatore di gare per conto della FIPS.

Cominciammo ad ottenere le prime gare nazionali di pesca subacquea con esiti veramente lusinghieri tanto che in breve tempo costruimmo un vero monopolio nel campo delle manifestazioni più importanti a livello nazionale ed internazionale.

Intanto le case dei pescatori cominciarono a diventare delle modeste, efficienti pensioni e, man mano che i turisti aumentavano di numero, quasi tutti i pescatori, rimessi a nuovo i loro battellini e le loro motobarche già servite per la pesca delle lampare ormai in declino, costituirono un efficientissimo servizio di traghetto tra le isole e per le escursioni intorno all'arcipelago e le esplorazione di grotte, nonchè per l'attuazione di importanti manifestazioni sportive di pesca subacquea.

La macchina del turismo si era messa in moto e i pescatori tremitesi, intelligenti e fattivi, non mancarono di prendere la palla al balzo ed impiegare al meglio i primi guadagni.

La scoperta delle isole, ormai di moda in tutta Italia, faceva parlare la stampa e l'organizzazione turistica locale, con l'appoggio dell'EPT di foggia presso il quale io ero tenuto in buona considerazione tanto che l'Avv. Mario Ciampi, allora Presidente, voleva che entrassi a far parte anche del Consiglio Provinciale per la valorizzazione turistica del Gargano, dedicava allo sviluppo delle Tremiti ogni attenzione. Fu provveduto al miglioramento delle comunicazioni marittime e al piccolo piroscafo "Pellestrina", ormai da considerarsi insufficiente ai bisogni del traffico dei passeggeri e delle merci da e per il Continente, si sostituì la Motonave "Pola", presa a noleggio dalla Società di Navigazione "Adriatica", con sede a Venezia, che da sempre serviva i collegamenti marittimi.

Con il miglioramento delle comunicazioni fu incrementata l'organizzazione di manifestazioni che richiamarono l'attenzione di numerosi visitatori, autorità, personalità di Governo e giornalisti. I convegni di studio per la valorizzazione delle tremiti si susseguirono dal 1955 al 1959, con la partecipazione rilevante di autorità centrali e periferiche, e la stampa, ormai attratta da motivazioni cospicue di storia, di arte e di bellezze naturali, diede impulso sollecito e sicuro ad un movimento turistico di notevole interesse.

   
   
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Nel lontano....
 
Testi di Gaetano Carducci
tutti gli articoli pubblicati sono tratti dal libro: "Le isole Tremiti, da colonia di confino a comune autonomo (1755-1964)
 
Gli abitanti della prima colonia (1792-1809)
 

La formazione delle prime famiglie

 
Le famiglie capostipite
 
Comincia il Regno d'Italia
 
La popolazione Tremitese ai tempi del Regno d'Italia
 
Relazione Elia (1880) - Affitto delle isole (1881)
 
La costituzione delle isole Tremiti in comune autonomo (1931-1932)
 
Verso nuovi orizzonti. L'amministrazione Avola (1948-1956)
 

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